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Referendum Giustizia: capire prima di scegliere

  • La redazione
  • 7 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel prossimo mese di marzo 2026, i cittadini italiani saranno chiamati a esprimersi su un referendum che riguarda l’organizzazione della giustizia: la cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati.

   Per comprendere il significato del referendum è utile, prima di tutto, capire chi amministra la giustizia in Italia e quali sono i ruoli dei magistrati.

   I magistrati sono persone laureate in Giurisprudenza che, dopo aver frequentato una Scuola di specializzazione ed aver superato un concorso pubblico, vengono nominate ed entrano in servizio con un atto del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno della Magistratura stessa. Sono lavoratori dipendenti, ma la loro posizione giuridica e contrattuale è molto diversa da quella degli altri lavoratori del settore pubblico.

   Secondo la Costituzione italiana, art. 101, la giustizia è amministrata in nome del popolo ed i magistrati sono soggetti soltanto alla legge. Questo principio garantisce l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura da altri poteri (Parlamento e Governo) assicurando che le sentenze, emesse "in nome del popolo italiano", siano imparziali e basate esclusivamente su norme giuridiche.

   I magistrati, all’interno del Palazzo di Giustizia, svolgono due funzioni molto diverse fra loro e si distinguono in:

-magistrati “requirenti”, cioè i pubblici ministeri (PM) che esercitano l'azione penale, dirigono le indagini preliminari sui presunti reati commessi dall’indagato, coordinano le indagini della polizia giudiziaria, decidono se chiedere il rinvio a giudizio di una persona e sostengono l'accusa nel processo. Il loro compito quindi non è “condannare”, ma accertare i fatti, cercando anche elementi a favore dell’indagato, se emergono durante le indagini;

-magistrati “giudicanti”, cioè i giudici che ascoltano le parti nel processo (accusa e difesa), valutano le prove presentate dalle parti, applicano la legge ed emettono una decisione (sentenza), accertando la colpevolezza o meno dell’imputato.

Il giudice deve essere terzo (cioè non deve avere legami di nessun tipo con le parti) e imparziale, cioè non schierato, né con l’accusa, né con la difesa.

   Attualmente in Italia, i magistrati inquirenti e giudicanti appartengono allo stesso ordine, chiamato ordine giudiziario. Hanno una formazione comune e possono trovarsi in entrambi i ruoli perché, nel corso della carriera (con limiti stabiliti dalla legge), possono passare da una funzione all’altra. Sono governati dallo stesso organo di autogoverno, chiamato Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

   Questo sistema nasce proprio con l’obiettivo di garantire l’indipendenza della Magistratura da altri poteri dello Stato.

  

Cosa cambierebbe con la separazione delle carriere?

   Il referendum propone di modificare questo assetto. In caso di esito favorevole: la carriera dei magistrati inquirenti e quella dei magistrati giudicanti sarebbero separate. Non sarebbe più possibile passare da una funzione all’altra ed i percorsi professionali e di valutazione sarebbero distinti.

   In pratica, chi sceglie di fare il pubblico ministero resterebbe tale per tutta la carriera, e lo stesso varrebbe per chi sceglie di fare il giudice.

Altro aspetto della riforma costituzionale riguarda la composizione ed il funzionamento del CSM.

I membri di questo organo attualmente sono 33 e sono: il Presidente della Repubblica che lo presiede, il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di cassazione e altri 30 componenti eletti per i 2/3 da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune, scegliendo fra professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno 15 anni. Si può verificare, all’interno di questo organo, una specie di divisione dovuta alle “correnti”, per cui non sempre si opera con la dovuta autonomia ed indipendenza. Per ovviare a questo problema la riforma introduce un meccanismo di sorteggio per la designazione dei membri (eccetto quelli di diritto) del CSM.

 

Perché è importante informarsi?

  Il tema della giustizia riguarda direttamente i diritti dei cittadini, la tutela delle libertà personali ed il funzionamento dello Stato di diritto.

  Un referendum non chiede di esprimere una preferenza “di parte”, ma di valutare un modello di organizzazione della giustizia nell’interesse della collettività. Quello che si terrà il 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale: ciò significa che non è previsto un quorum di partecipazione (cioè è valido anche se va a votare una sola persona) e non è abrogativo, ma confermativo, perciò chi vota “sì” esprime la volontà che la riforma entri in vigore.

 

Chiara Chies e Fortunato D’Amico

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