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Lezioni su "Cosa Nostra"

  • La redazione
  • 10 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel mese di marzo, noi studenti delle classi quinte del Liceo abbiamo avuto la possibilità di partecipare a due incontri riguardanti la mafia, tenuti da Stefano Baudino. Sono state delle lezioni interessanti e formative, poiché ci hanno dato l’opportunità di approfondire delle conoscenze riguardanti una tematica estremamente importante e purtroppo ancora attuale. Ci hanno fatto riflettere più di quanto immaginassimo. Ciò che ci ha colpito maggiormente, infatti, è stato proprio comprendere come nel corso del tempo il fenomeno della criminalità organizzata abbia ottenuto sempre più potere nel nostro Paese e sia riuscito nel tempo ad adattarsi, cercando nuovi rapporti con la politica, soprattutto dopo lo scandalo di Tangentopoli nel 1992, dimostrando così di non essere una realtà ferma, ancorata al passato. Allo stesso tempo abbiamo capito quanto siano stati fondamentali per combattere la mafia strumenti come il 41-bis e l’ergastolo ostativo, perché hanno permesso non solo di isolare i boss mafiosi, ma anche di ottenere collaborazioni decisive da parte dei “pentiti”. Il fatto che questi strumenti vengano messi in discussione è, perciò, una questione molto delicata. Il fenomeno mafioso si distingue dalle altre forme di criminalità organizzata perché si è affermato e consolidato grazie all’appoggio di alcuni politici, imprenditori e membri delle Forze dell’Ordine che, invece di combatterla con leggi e provvedimenti effettivi, hanno stretto con alcuni capi della mafia alleanze, avallandone talvolta le richieste (un esempio di questo, la trattativa Stato - mafia). È più “facile” pensare a un nemico chiaro, come la criminalità organizzata, ma è molto più inquietante immaginare che possano esserci persone, anche all’interno dello Stato, che invece di combatterla fino in fondo contribuiscano a confondere o nascondere la realtà. Fortunatamente ci sono state diverse personalità che si sono distinte nella lotta contro la mafia, arrivando anche a perdere la vita per denunciare e sradicare un sistema corrotto: ricordiamo soprattutto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi due uomini, magistrati uccisi da Cosa Nostra nel 1992, sono da considerare degli eroi nazionali, veri esempi da ammirare e grandi professionisti; le informazioni da loro scoperte e le loro rivoluzioni in campo giuridico (come il Sistema Falcone) sono ancora oggi alla base della lotta alla mafia.  La trattativa Stato-mafia e la sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino sono stati gli argomenti più avvincenti e sconvolgenti. Chi avrebbe mai pensato che una cosa del genere potesse avvenire! Siamo rimasti un po’ spiazzati. Questa “scoperta” ha fatto indubbiamente riflettere e comprendere che la realtà è molto più complessa di come la immaginiamo e su come non sempre esista una divisione netta tra giusto e sbagliato. Alla fine, questi incontri ci hanno lasciato soprattutto una maggiore consapevolezza e la voglia di informarci davvero a fondo, senza fermarci alle apparenze. Inoltre, la lettura del libro  “La mafia non è cosa da adulti” ci ha restituito un’immagine più completa della mafia che è una realtà non costituita solo da violenza o criminalità evidente, ma anche da silenzi, complicità e atteggiamenti quotidiani. Quindi, non è mafioso solo chi commette reati, ma anche chi sceglie di ignorare completamente la situazione. È molto importante quindi l’informazione per diffondere consapevolezza: conoscere determinati fenomeni è il primo passo per combatterli, e figure come Baudino dimostrano quanto sia fondamentale raccontare e denunciare. Alla fine, possiamo dire che abbiamo maturato una sensazione di responsabilità: non restare indifferenti! Non è necessario compiere grandi gesti, ma è importante sviluppare uno sguardo critico, informarsi e avere il coraggio di prendere posizione di fronte anche ad evidenti ingiustizie. Certo, la verità non sempre viene fuori subito, e a volte forse non viene fuori del tutto; però è importante continuare a cercarla, anche a distanza di anni, perché senza verità non può esserci davvero giustizia


Arianna Silvestrini , Donadello Giovanni, Vittoria Aversa, Irene D’Auria, Tania Cate Zanchetta - 5^AL 

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