Cittadini protagonisti, non spettatori
- La redazione
- 10 apr
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Pochi giorni fa si è tenuto il Referendum costituzionale sulla riforma del sistema giudiziario, una proposta di cambiamento riguardo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. La riforma non avrebbe inciso sull’autonomia e indipendenza della Magistratura, ma sarebbe intervenuta sulla sua organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno.
Come tutti sappiamo è stato fatto un acceso dibattito in merito. L’esito è stato rivelato lunedì sera: la legge costituzionale non è stata confermata e quindi non entrerà in vigore, perché il 46,26% degli elettori si è espresso per il SÌ, mentre il 53,74% per il NO. Comunque, il dato più importante da considerare è la percentuale di affluenza alle urne: 58,93%. Si tratta sicuramente di un numero molto più elevato in paragone ad altre votazioni nazionali tenutesi in passato. È il tasso di affluenza più alto dal 2016, anno in cui ha toccato il 65,48%, in occasione del referendum costituzionale sulla legge c.d. “Renzi-Boschi”.
Indipendentemente dall’esito del voto, questa è un’enorme vittoria civile. Il voto è lo strumento con cui il cittadino smette di essere spettatore per diventare protagonista della storia del proprio Paese. In un contesto tecnico e complesso, andare a votare significa onorare un diritto che troppo spesso diamo per scontato, dimenticando che non è stato un "regalo", ma il frutto di decenni di lotte e sacrifici.
Spesso dimentichiamo che la possibilità di incidere direttamente sulle leggi è il frutto di decenni di battaglie civili. Ogni volta che entriamo in quella cabina, portiamo con noi la responsabilità di mantenere vivo questo dialogo tra istituzioni e società. L'affluenza del 58,93% ci comunica che il legame tra il popolo e la vita istituzionale è ancora solido, e che c'è una volontà diffusa di non delegare in bianco le decisioni più delicate.
Questo referendum ci lascia un’eredità importante: la consapevolezza che i temi complessi non devono spaventarci, ma spingerci ad informarci di più. Ricordare e onorare le battaglie di coloro che hanno lottato per il nostro diritto di voto significa non delegare ad altri il disegno del nostro futuro. La vera vittoria è aver riscoperto che, quando le istituzioni chiamano, il popolo sa ancora rispondere “presente”, rivendicando con orgoglio il proprio ruolo di custode delle regole che gestiscono la nostra società.
Sicuramente questo numero è un buon risultato e, indipendentemente dall’esito del referendum, possiamo dire che è stata una grande vittoria. È fondamentale ricordarci quanto sia importante votare: nel momento in cui votiamo, appunto, esprimiamo un’opinione ed è l’unica modalità di cui possiamo usufruire per far realizzare dei cambiamenti. Anche noi giovani abbiamo onorato questo diritto, che la Costituzione definisce “dovere civico” (art. 48, II comma), accogliendo anche l’invito che ultimamente, in modo frequente, il Presidente della Repubblica ci ha rivolto, per evitare che “una democrazia di astenuti, assenti e rassegnati è una democrazia più fragile e a subirne il danno sono i cittadini”.
Alessandro Allegranzi, 4^AT





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