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Pinocchio.exe: umani in un mondo digitale

  • La redazione
  • 10 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Mercoledì 29 aprile eravamo al completo sulle poltrone dell’auditorium comunale “Dina Orsi”, sia alla mattina che alla sera, pronti ad assistere ad uno spettacolo che incuriosiva già dal titolo. Eh già! Io mi chiedevo: chissà cosa ci aspetta. Leggere sulla locandina “Pinocchio.exe – Codice libero” apriva la strada alle aspettative più varie. E fin dalle prime battute lo stupore si è rivelato più che giustificato. Consegno a questo articolo (e ad ai suoi lettori) alcune lievi riflessioni di chi ha seguito le scene con occhi e cuore di insegnante.

Il titolo: ovviamente il pensiero è andato al romanzo di Collodi, che il laboratorio “Io, tu, noi…insieme” del nostro Istituto ha voluto omaggiare nell’anno in cui ricorre il bicentenario della nascita dell’autore. Le vicende di un bambino-burattino, scritte nel 1880-81, sono spunto attualissimo di riflessioni ed analisi per la nostra contemporaneità. Infatti, questo è stato l’approccio della compagnia teatrale del “Da Collo”: una rielaborazione profonda e sapiente che ha portato le inquietudini ed i desideri dei personaggi di allora alla realtà che oggi viviamo. I protagonisti (Geppy, programmatore informatico; i suoi due figli adolescenti – e con questo aggettivo abbiamo detto tutto; Pinocchio, la sua creatura androide; Grillo, avatar di intelligenza artificiale; Lucignolo, giovane bruciato dall’iperconnessione; il Gatto e la Volpe, in realtà anonimi, truffatori quanti e quali ne abbiamo ovunque; la fatina, saggia guida e riferimento) sono una rivisitazione degli originali, caricati delle connotazioni del mondo di oggi. Ben interpretate dai ragazzi, queste figure ci hanno fatto capire che tutti noi esseri umani (anzi, che dobbiamo imparare ogni giorno ad essere … umani) siamo abitati da un profondo desiderio (bisogno?) di perfezione, installato in noi; ma al tempo stesso, siamo costretti a fare i conti con l’impossibilità di liberarci da errori e limiti. E allora, come trovare un equilibrio in un mondo “ibrido”, combattuti tra “omologazione social, illusioni consumistiche, aspettative genitoriali e la ricerca di sé”?

Beh, io ho colto qualche spunto - punto di luce che i nostri attori ci hanno regalato.

Il contenuto. Partirei dalla prima considerazione: se percepiamo gli altri come nemici o antagonisti, come giudici o rivali, continueremo a muoverci nei cunicoli di un labirinto senza uscite, scontrandoci con la paura di sbagliare, l’ansia di non farcela, il timore dello scherno, il terrore dell’incomprensione.

“Hai visto papà come lo guarda?” - Sono parole di Sofia a Marco e fanno affiorare un’immediata verità. Che sguardo abbiamo sugli altri e sulla realtà? I due ragazzi non accolgono di buon cuore il fratellastro Pinocchio, perché lo sentono come un antagonista, perché il loro padre è orgoglioso di lui e non di loro. Pare quasi di respirare la gelosia e l’invidia che provano: il figlio perfetto che deve far loro da modello. Un padre che cerca di fare il possibile per dare il meglio ai suoi figli viene smascherato eterno insoddisfatto, centrato su sé stesso e sulle sue convinzioni.

Nel percorso di scoperta del mondo, di formazione (che costa ben 5 token) Pinocchio si imbatte in molti personaggi. Ognuno si pone nei suoi confronti in modo diverso, ma ognuno rivela la stessa verità esistenziale. Tutti siamo alla ricerca del bene. Il punto sta nel capire cosa è bene. C’è una frase che viene pronunciata con una certa ripetitività ed incisività: “ti voglio bene”. Voler bene è volere il bene. Ed è il motore della vita, ma prima di tutto bisogna individuarlo il bene. E qui nascono i conflitti, perché ciò che è bene per me non è detto che sia bene per gli altri. Allora il confronto, il dialogo, il dibattito ci vengono in aiuto, perché l’autoreferenzialità ci schiaccia; quella sì che ci condanna, non il giudizio degli altri!

Ci siamo trovati tutti su questo pianeta, senza averlo chiesto; e su questo pianeta ci muoviamo carichi di domande e di ricerca. Chi sono io? Chi sono gli altri? Quale possibile (se possibile) autenticità? Persone vere o persone perfette? Persone coraggiose che affrontano il dolore e guardano in faccia la verità, questo sì.

“Sii te stesso a modo mio”: beh… non proprio!

Attraversa tematiche altissime quest’opera del regista Prof. Fortunato D’Amico come ben evidenziato nell’intervento della dott.ssa Laura Gallia, psicoterapeuta che al termine dello spettacolo ha preso per mano noi spettatori nel riordinare le idee.

Ruolo non secondario e quasi complice ha avuto la scenografia: luci colorate ed avvolgenti, musiche commoventi: Bennato con “seconda stella a destra…” e la colonna sonora del Pinocchio di Benigni… emozionanti!

Condividendo le riflessioni con i miei alunni che hanno assistito allo spettacolo, ho avuto conferma di quanto da me percepito: le tematiche di spessore hanno fatto pensare! Il teatro resta uno strumento importante per scoprire verità profonde e comunicarle con arte.

Grazie ai colleghi Fortunato D’Amico, Maria Luisa Contini, Stefania Fedele, Filomena Giordano e Lucilla Rosolen, per aver donato tempo ed energie. Grazie ai ragazzi del laboratorio teatrale per essersi messi in gioco. Grazie al Dirigente Scolastico, prof. Vincenzo Gioffrè, e alla Cooperativa “Insieme si può” per aver creduto in questo progetto. Graditissima la presenza dell’Assessore comunale Gianbruno Panizzutti e della dott.ssa Laura Gallia per esserci stata accanto. Grazie a Pinocchio.exe che ci ha insegnato un’evidenza scomoda: “la pace non è anestesia, ma memoria che non fa male”.


Chiara Chies

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