La luce oltre le tenebre
- La redazione
- 1 giorno fa
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In occasione della Giornata della Memoria, ricordiamo l’ Olocausto e le sue vittime, ma ricordiamo anche tutte le tragedie che hanno segnato il Novecento.
Il romanzo “Avevano spento anche la luna”, di Ruta Sepetys, non narra vicende dell’Olocausto o della Grande Guerra ma racconta una tragedia che spesso viene dimenticata e che tuttavia ha lasciato un segno indelebile nella storia: le deportazioni staliniane.
L’autrice ci racconta attraverso gli occhi di Lina, protagonista quindicenne lituana, le deportazioni avvenute nei Paesi Baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) durante il giugno del 1941 che Lina vive in prima persona insieme alla sua famiglia. La storia ci racconta fedelmente come le famiglie venissero prelevate di notte senza spiegazioni, separate e caricate su treni merci diretti versi campi di lavoro.
Il modo in cui l’autrice racconta la storia ci aiuta a farci sentire parte della storia e del lungo viaggio che Lina compie, ci fa capire le emozioni che prova e soprattutto ci fa intendere gli effetti che queste deportazioni hanno avuto sulle vite di queste persone.
La fame, il freddo, la sofferenza e la perdita della propria famiglia portano le tenebre nelle vite dei prigionieri. Anche nei posti più bui, però, la luna troverà sempre modo di illuminare la terra e così accade in questi campi di lavoro. I prigionieri trovano nella solidarietà e nell’amore un po’ di speranza che aiuta loro, nonostante tutto il male che li circonda, ad andare avanti.
Questo romanzo ci aiuta a vedere un’altra parte della storia, quella meno conosciuta, ma che come l’Olocausto ha portato all’annientamento della dignità umana e alla disumanizzazione dell’essere umano causando migliaia di morti innocenti.
Un messaggio che porge l’autrice e che vorrei condividere è un messaggio di umanità, un’umanità che può resistere persino dove qualcuno ha cercato di spegnerla per sempre, che dovremmo proteggere ad ogni costo ed evitare che qualcuno ci porti via di nuovo.





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