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Il peso di essere come gli altri si aspettano

  • La redazione
  • 16 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 18 mag

Viviamo in un’epoca in cui i “riflettori” sono continuamente accesi. Tra i social media e le pressioni degli altri è diventato difficile distinguere ciò che desideriamo davvero da ciò che dovremmo essere per compiacere le esigenze degli altri. Si tratta di una corsa continua che da un lato ci porta ad essere accettati dalle persone, ma che dall’altro ci conduce a dover mantenere la versione di noi stessi che mostriamo a tutti.  

Io ne so anche fin troppo in merito. Ho sempre visto la mia vita come se fosse un palcoscenico e io l’attore principale: quando le luci erano accese mi dovevo sforzare a recitare impeccabilmente la mia parte senza imperfezioni, ma quando le luci si spegnevano rimanevo solo io insieme al silenzio più straziante immaginabile.   

Alla fine del mio spettacolo ricevo gli applausi e provo solo una forte solitudine, perché tutti applaudono il personaggio che interpreto, ma nessuno si accorge della persona che sta annegando dietro alle quinte.  

Quanto costa mantenere un modello che rende felice gli altri, ma che allo stesso tempo mi distrugge? Penso non valga proprio la pena di continuare a fingere; perciò, ho scelto di imparare ad accettare la persona che si trova dietro alle quinte e su certi aspetti devo ancora conoscerla bene.  

Ora non seguo più quel copione e ne ho pagato il prezzo. Ho amato di più il personaggio che interpretavo rispetto a me stesso. Non sarò certamente più quello che sono stato, ma è proprio questa la mia più grande conquista: la libertà di poter scegliere chi e cosa voglio essere. 

Mi auguro che i giovani possano imparare a smettere di recitare e che inizino a vivere per loro stessi. Mi auguro veramente che possano scoprire la potenza liberatoria di un “no” pronunciato senza sensi di colpa. Per tanti anni ho temuto che quel rifiuto potesse sgretolare l’immagine che avevo costruito: avevo paura che dire di no ad un’aspettativa o a una richiesta significasse deludere l’unico motivo per cui venivo apprezzato. Invece, ho scoperto che sapere dire di no è un vero e proprio atto di coraggio: non si tratta di un gesto di ostilità, ma di una forma di protezione verso sé stessi.  

In fondo, ho capito che la vera tragedia non è stata deludere le aspettative degli altri, ma aver quasi rinunciato a me stesso per non farlo. Oggi lascio che le luci si spengano pure, perché il buio dietro le quinte non mi intimorisce più. Mi auguro, e auguro a chiunque si senta ancora prigioniero di un ruolo, di capire che non siamo nati per essere perfetti, ma per essere veri. Ed è proprio la verità, anche quando è scomoda o solitaria, che profuma sempre di libertà.


Alessandro Allegranzi, 4AT

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