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Giustizia: sogno o bi-sogno? 

  • La redazione
  • 13 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Invocata a forza, sembra essere una chimera. Sembra...ovviamente! 

Da Torino a Palermo, domenica 22 febbraio le curve degli stadi di calcio si sono adornate di striscioni con queste parole: “Giustizia per Domenico”. Il riferimento è alla vicenda tragica e tristissima del bimbo di due anni, morto in conseguenza di una serie di errori medici. Chi conosce anche sommariamente il mondo della donazione e dei trapianti sa cosa significhi venir contattati perché un organo è disponibile e compatibile. Una persona in lista di attesa e tutta la sua famiglia, a questa notizia, ricominciano a vivere, non solo a sperare. 

Quello che è successo all’ospedale Monaldi di Napoli ha scioccato tutti. 

Ed ora spetta alla Magistratura il delicato compito di ricostruire quanto accaduto e stabilire eventuali responsabilità. 

Ma colpisce quel grido che attraversa l’Italia, quella richiesta così forte: giustizia. 

Perché giustizia? Forse una sentenza potrà cancellare la sofferenza di una famiglia che ha perso un bambino? Forse una condanna potrà infondere pace nei cuori tormentati di tutti noi? 

Io credo di no. E lo dico da laureata in Giurisprudenza e da insegnante di Diritto che quasi quotidianamente si sente rivolgere domande sui processi e sugli errori giudiziari. 

Che cos’è la giustizia e perché ne abbiamo così bisogno? 

Quando viene commesso un fatto grave, viene chiesta giustizia. Oppure, se gli inquirenti non arrivano ad accertare una verità, ci si rassegna di fronte a un “non c’è giustizia”. 

A poco tempo dal Festival della Legalità, dopo mesi di studio e ricerca proprio su questi temi, mi viene spontaneo riportare l’attenzione proprio su questa virtù così misteriosa: la giustizia. 

“Iustus”, nel mondo antico, era ciò che era conforme alle norme. La giustizia era, già ai tempi degli antichi egizi, una divinità, raffigurata come una donna con una bilancia in mano. Nel Medioevo ha mantenuto la caratteristica di essere una virtù, ma ha visto cambiare la sua iconografia: dalla bilancia con la piuma per pesare le anime, alla bilancia protetta da una spada. Oggi, la giustizia e la legalità sono due concetti ben distinti: l’equità ed il rispetto delle norme giuridiche non coincidono. Anzi, se pensiamo al tragico periodo delle persecuzioni fasciste attraverso le leggi razziali, dobbiamo riconoscere quanto distanti possono essere proprio la legalità e la giustizia. 

“Suum cuique tribuere, altermum non laedere, recte vivere”: riconoscere a ciascuno ciò che gli spetta, non danneggiare l’altro, vivere onestamente. Era questa la definizione classica di giustizia, che ancora non è utile a risolvere il nostro enigma. Perché quando si viene feriti da un illecito si invoca giustizia? In base a quali criteri affermiamo: “Non è giusto”? 

La giustizia è amministrata in nome del popolo, come stabilisce la nostra Costituzione; quindi, i magistrati (su cui molto ci si confronta in questo periodo pre-referendum) sono cittadini che a nome di tutti cercano di garantire il rispetto della legge: quindi, perseguono la giustizia attraverso la legalità. 

Molto probabilmente chi chiede giustizia per Domenico attende una condanna a carico dei responsabili. Quasi certamente si arriverà ad una sentenza, prima o poi. Ma ci chiediamo: può una sanzione, per quanto grave, garantire serenità e pace alle vittime di un reato? 

Avremo modo di approfondire e riflettere puntualmente su questi aspetti in occasione del Festival della Legalità, aiutati dagli studenti delle classi del Triennio del Liceo, che ci proporranno dei dibattiti regolamentati proprio su questi aspetti. 

Forse approderemo pure noi alla constatazione di Hans Kelsen? L’illustre filosofo del Diritto (nato a Praga nel 1881 e morto in California nel 1973) all’interrogativo “Che cos’è la giustizia?” sentenziò: “È una di quelle domande alle quali l’uomo si è consapevolmente rassegnato a non poter mai dare una risposta definitiva, ma solo a formulare meglio la domanda stessa”.  


Chiara Chies

 

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